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Qui a Betlemme si tocca con mano…

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Dante, l’autore, è un volontario di Brescia che lavora a Gerusalemme.

La voce che rimbomba tra le navate della basilica è tremula, non solo perché a intonare la lettura è un francescano con molti Natali già alle spalle, ma perché l’emozione è grande: “Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita.” Con questo grido gioioso di San Leone Magno, la Messa di Natale a Betlemme ha inizio e in tutti noi, che eravamo lì presenti, nasce la consapevolezza di essere protagonisti di un grande evento.

Che quella giornata fosse storica per la cittadina palestinese non c’era alcun dubbio: fin dalla mattina centinaia di scout da tutta la regione avevano sfilato cantando e suonando, la piazza davanti la Basilica straripava di gente e l’Albero era sfavillante di luci. Tutto mostrava la grandezza del giorno. C’era un non so che di gioioso nell’aria fresca della notte, un’attesa grande visibile nei volti degli arabi cristiani, che qua con audacia e fede “custodiscono” il luogo della nascita del loro Signore.

C’era gente cheda tutto il mondo riempiva ogni piccolo angolo della chiesa rimasto ancora libero, tanto era grande il desiderio di vederela nascita di questo Bambino. E finalmente il rintocco incessante delle campane a festa introducono il canto degli angeli: “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis”, che rompe la durezza del nostro cuore così insolito a piangere davanti alle meraviglie di Dio. Le volte bianche e luminosissime sembravano non poter reggere a tanti sentimenti d’amore diretti a Dio nei Cieli. Quel Dio che, quella notte di due millenni fa, ha scelto di scendere in Terra e di nascere a Betlemme. Dio ha scelto di farsi uomo, ha scelto di mostrarsi bambino e ha scelto una grotta come riparo. Dio sceglie di amare.

Quia a Betlemme si tocca con mano il desiderio di Dio di scegliere ciascuno di noi per poterlo amare.

La Messa va avanti e alle parole sopraggiunge il silenzio e l’adorazione. Ogni cuore ora si sente scelto per essere la nuova Grotta dove il Bambino possa riposare.

La gioia è così grande che non appena terminata la Messa, il Patriarca con tutti i francescani si dirigono a passi veloci nel luogo della Natività per accogliere colui che desidera sceglierci.
A fatica si esce dalla chiesa, il nostro cuore vorrebbe rimanere ancora vicino a quella Grotta facendosi un pastorello o una capretta per ammirare da vicino la piccola famiglia di Nazaret. Ognuno si sente protagonista di questo grande evento: la luna e le stelle, così scintillanti per l’occasione, ci fanno alzare lo sguardo, come fecero i pastori, in cerca di angeli festanti.

“Proprioqui è nato!”: così ognuno di noi sembra dire all’altro in un abbraccio fraterno. Le campane festanti, nel frattempo, gridano senza sosta: “Dio ha scelto Betlemme, Dio ha scelto Betlemme!” e il nostro cuore ora ne è certo: Dio ci sceglie per poterci amare. Questo è il miracolo di Betlemme che la Notte Santa svela a chi, secoli dopo, sale ancora la collina in cerca di un Bambino in una mangiatoia.

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